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inseguimento

carlottaferrari27
2 ago
Tempo di lettura: 1 min

si tratta di una delle più intense poesie di Sylvia Plath, scritta nel 1956 e legata al primo incontro con il futuro marito, Ted Hughes. questa poesia, di cui ho riportato i miei passaggi preferiti (come d'abitudine), esplora la forza distruttiva della passione amorosa, rappresentata da una pantera. il desiderio è un destino ineluttabile: non è possibile sfuggirgli, nemmeno rinchiudendoci nella torre claustrofobica delle nostre paure.



c’è una pantera che m’incalza,

carne esige lo squarcio dalla sua bocca.

dietro i cespugli contorti dei miei occhi

agile si apposta; nell’agguato dei sogni

brillano gli artigli che guastano la carne.

il suo ardore mi cattura, incendia gli alberi,

e io corro divampando nella pelle;

che pausa, che frescura può lambirmi

quando quell’occhio giallo brucia e marchia?


la sua voce m’insidia, mi ipnotizza;

inorridita da segreta voglia,

fuggo da un tale assalto di fulgore.

entro nella torre delle mie paure,

chiudo la porta su quell’oscura colpa,

sprango la porta, tutte le porte sprango.

il sangue corre, mi rimbomba nelle orecchie:


il passo della pantera è sulle scale,

ora lo sento che sale, che sale”.

 
 
 

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